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Luoghi urbani scaturiscono dalla mia mente come architetture che sovvertono la tradizionale percezione dello spazio, ambienti bui in cui ritrovo la mia intimità. Un segno fortemente istintivo e gestuale traccia l’ ossatura di città deserte in cui gli elementi che le costituiscono testimoniano il passaggio di una presenza umana, di una società intesa come rete di relazioni caratterizzata dalla stessa instabilità e fragilità dei palazzi e delle strutture che vi sono rimasti.

All’ interno di queste visioni malinconiche ed introspettive, immerse in un inchiostro nero puro e denso, sopravvivono tuttavia elementi di collegamento e connessione, scale, finestre e tralicci, a memoria di legami che, nonostante tutto, resistono al passare del tempo.